Perché ogni settembre paghiamo un conto salato per una didattica che cambia poco. Ogni settembre la scena si ripete identica. Famiglie in fila davanti alle librerie, liste d’adozione in mano, carrelli pieni di volumi ancora incellophanati. Qualcuno fa il conto a voce alta, qualcun altro fotografa lo scontrino e lo manda nella chat di famiglia: “Solo libri”. Nel frattempo, da ogni palco istituzionale arriva il solito messaggio: “L’istruzione è un diritto, nessuno deve rimanere indietro”. Sulla carta è vero. Nella pratica, sempre più genitori hanno la sensazione opposta: studiare è…
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