Le cause bavaglio sono illegali in Europa. L’Italia ha recepito il minimo indispensabile.
La Direttiva (UE) 2024/1069 obbligava gli Stati membri a proteggere giornalisti, avvocati, accademici e attivisti dalle azioni legali avviate non per ottenere giustizia, ma per costringere al silenzio. L’Italia ha recepito la norma con la scadenza del 7 maggio 2026 — ma il decreto attuativo copre solo le cause con implicazioni transfrontaliere. La stragrande maggioranza delle SLAPP italiane rimane senza tutela.
In Italia, nel 2024, sono state registrate 21 allerte legali contro giornalisti, attivisti e ricercatori — quasi due al mese, per tutto l’anno. Non perché avessero torto. Ma perché avevano ragione — e il soggetto colpito dalla loro partecipazione pubblica disponeva dei mezzi per trascinarli in un’aula di tribunale, attendere che i costi del contenzioso li esaurissero, e ottenere il silenzio senza dover vincere la causa. Si chiama SLAPP. Fino al 7 maggio 2026, in Italia non esisteva una norma che la vietasse.
Un’arma legale progettata per non vincere
SLAPP è l’acronimo di Strategic Lawsuit Against Public Participation — azione legale strategica tesa a bloccare la partecipazione pubblica. La denominazione è tecnica, ma il meccanismo è brutalmente semplice: si avvia un procedimento giudiziario — civile, penale o amministrativo — non con l’obiettivo di ottenere giustizia, ma di imporre al convenuto un costo insostenibile. Avvocati, udienze, trasferte, anni di incertezza esistenziale. Nella grande maggioranza dei casi il procedimento si conclude senza una condanna — ma nel frattempo il giornalista ha smesso di scrivere, il ricercatore ha ritirato lo studio, l’attivista ha chiuso la campagna. L’obiettivo era il silenzio, non la sentenza.
Le SLAPP sono generalmente promosse da soggetti con risorse significative — imprese, politici, lobbying — nei confronti di individui strutturalmente più deboli. La direttiva europea riconosce esplicitamente questo squilibrio di potere come elemento aggravante. In Italia il problema è documentato: secondo i dati MFRR (Media Freedom Rapid Response), dal 2020 al 2024 sono state censite 112 allerte legali contro professionisti dell’informazione e della società civile, con il 44,6% dei casi originato da esponenti politici o funzionari pubblici.
Cosa prevede la norma europea
La Direttiva (UE) 2024/1069 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024 — pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione del 16 aprile 2024 — introduce per la prima volta un quadro procedurale uniforme di protezione contro le SLAPP nell’Unione europea. La base giuridica è l’articolo 81, paragrafo 2, lettera f) del TFUE, che legittima l’intervento europeo in materia di procedimento civile con implicazioni transfrontaliere.
I pilastri operativi della direttiva sono quattro. Il primo è il meccanismo di rigetto accelerato: i tribunali nazionali devono poter dichiarare manifestamente infondata una domanda giudiziaria in una fase precoce del procedimento, senza attendere il merito. Il secondo è l’inversione dei costi: chi promuove una SLAPP riconosciuta come tale deve sostenere integralmente le spese legali del convenuto. Il terzo è il risarcimento del danno: il convenuto può agire per il ristoro dei danni — economici, reputazionali, professionali — causati dal procedimento abusivo. Il quarto è la tutela contro le SLAPP provenienti da paesi terzi, con meccanismi per impedire il riconoscimento di sentenze straniere pronunciate in contesti abusivi.
“Le SLAPP minano le fondamenta della democrazia e la libertà di espressione.”
Věra Jourová — allora Vicepresidente Commissione Europea, in occasione della presentazione della proposta di direttivaL’Italia ha fatto il minimo. E il minimo non basta.
La scadenza per il recepimento era il 7 maggio 2026. L’Italia ha adempiuto attraverso due provvedimenti successivi: la Legge 13 giugno 2025, n. 91 (Legge di delegazione europea 2024) e la Legge 17 marzo 2026, n. 36 (Legge di delegazione europea 2025), entrata in vigore il 9 aprile 2026, che ha conferito al Governo la delega per il recepimento specifico della Dir. 2024/1069. Il decreto legislativo attuativo è atteso entro i termini di delega.
Il punto critico è il perimetro applicativo. La direttiva europea, per ragioni di competenza giuridica, disciplina solo le cause civili con implicazioni transfrontaliere — vale a dire quelle in cui almeno una delle parti non è domiciliata nello stesso Stato membro del tribunale adito, o in cui altri elementi rilevanti si collocano in più giurisdizioni. Il Governo italiano ha scelto di recepire esattamente e soltanto questo perimetro, senza estendere la tutela alle cause interne.
Il problema è che la quasi totalità delle SLAPP italiane è di natura interna: un politico italiano che querela un giornalista italiano per un articolo pubblicato su un quotidiano italiano. Questi procedimenti restano completamente fuori dalla protezione della direttiva recepita. Secondo il Consiglio d’Europa, che nel 2024 ha adottato la Raccomandazione CM/Rec(2024)2 in materia, una tutela efficace richiederebbe la depenalizzazione della diffamazione, meccanismi di archiviazione accelerata per le cause temerarie e assistenza legale alle vittime. L’Italia non ha adottato nessuna di queste misure aggiuntive.
Il recepimento di una direttiva nel solo perimetro che la direttiva stessa impone non è né un’anomalia né una scelta politica eccezionale — è l’approccio minimalista che molti Stati adottano quando il tema è politicamente scomodo. Il problema è strutturale: le SLAPP sono frequentemente promosse da chi detiene il potere politico o economico contro chi lo controlla. Aspettarsi che lo stesso soggetto espanda volontariamente la tutela oltre il minimo europeo richiede una pressione esterna che finora non si è manifestata con sufficiente forza istituzionale.
Cosa cambia — e per chi — con la norma in vigore
Per gli avvocati: il decreto attuativo introdurrà nel codice di procedura civile italiano un meccanismo di rigetto accelerato per le cause transfrontaliere manifestamente infondate. Chi difende soggetti bersaglio di SLAPP internazionali avrà uno strumento procedurale nuovo, con tempi certi e inversione del carico delle spese. Chi assiste invece le potenziali vittime di SLAPP interne non beneficia di tutele equivalenti e deve operare con gli strumenti esistenti — art. 96 c.p.c. per la responsabilità aggravata, che rimane di interpretazione giurisprudenziale discrezionale.
Per le imprese e i manager: la direttiva disciplina anche le azioni promosse da soggetti privati — non solo politici o pubblici amministratori. Un’impresa che avvia un contenzioso transfrontaliero con l’obiettivo non di ottenere giustizia ma di silenziare un competitor, un whistleblower, una ONG o un ricercatore, può trovarsi esposta alla qualificazione come SLAPP, con integrale rimborso delle spese legali avversarie e risarcimento del danno. Il risk assessment legale delle strategie di contenzioso offensive deve essere aggiornato.
Per i professionisti dell’informazione e della ricerca: la tutela è reale ma limitata al perimetro transfrontaliero. Un giornalista italiano che scrive per una testata con distribuzione in altri paesi UE potrebbe rientrare nel perimetro. Un ricercatore accademico coinvolto in procedimenti con istituzioni straniere idem. Ma chi opera in un contesto puramente nazionale resta esposto alla vecchia condizione: difendersi causa per causa, a proprie spese, senza meccanismi procedurali accelerati.
Le scadenze da tenere sotto controllo
Cosa fare adesso, per profilo professionale
Mappare i procedimenti in corso con elementi transfrontalieri. Valutare retroattivamente se cause pendenti possono rientrare nel perimetro SLAPP una volta approvato il decreto attuativo. Aggiornare il risk assessment nelle consulenze di litigation strategy per clienti corporate.
Rivalutare le strategie di contenzioso offensivo verso stakeholder, ONG, media o concorrenti. Una causa avviata come strumento di pressione, se qualificata come SLAPP, genera rimborso integrale delle spese avversarie e risarcimento danni. Aggiornare la legal policy interna.
Perché il “compitino” europeo non risolve il problema italiano
Il Consiglio d’Europa, nella Raccomandazione CM/Rec(2024)2, ha indicato uno standard minimo di tutela che va oltre la sola direttiva UE: depenalizzazione della diffamazione (l’Italia è tra i pochi paesi europei in cui è ancora reato penale punibile con il carcere), meccanismi di archiviazione accelerata per le cause civili temerarie anche interne, fondi di assistenza legale per le vittime, formazione specifica dei magistrati. Nessuno di questi strumenti è stato adottato. Il decreto attuativo della direttiva recepirà le tutele transfrontaliere — un miglioramento reale, ma circoscritto. Per il resto, il sistema italiano rimarrà sostanzialmente invariato.
L’osservazione editoriale di The Integrity Times è questa: un paese in cui il 44,6% delle azioni legali temerarie contro giornalisti e attivisti viene promosso da esponenti politici o funzionari pubblici ha un problema di natura strutturale che una direttiva europea non può risolvere per via del solo recepimento formale. Il problema non è la norma — è la volontà politica di applicarla a chi la promuove. Questa domanda, per ora, resta aperta.
Chi sono gli attori, dove sono i soldi, come si entra nel mercato che si sta formando.
Abbiamo preparato un dossier operativo riservato che va oltre questo articolo: mappa i 17 attori italiani dell’ecosistema anti-SLAPP, analizza i casi documentati con importi reali, elenca i fondi europei accessibili con scadenze, e fornisce un piano d’azione settimana per settimana per tre profili professionali distinti. Documento riservato agli iscritti · Accesso gratuito.
Iscrizione gratuita · Puoi cancellarti in qualsiasi momento · Nessuna carta di credito
- Direttiva (UE) 2024/1069 del PE e del Consiglio, 11 aprile 2024 — GUUE L, 16.4.2024 — EUR-Lex ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2024/1069/oj
- Legge 13 giugno 2025, n. 91 — Legge di delegazione europea 2024 — GU n. 145 del 25.6.2025
- Legge 17 marzo 2026, n. 36 — Legge di delegazione europea 2025 — GU n. 70 del 25.3.2026
- Consiglio d’Europa — Raccomandazione CM/Rec(2024)2 del Comitato dei Ministri sulla protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti
- MFRR (Media Freedom Rapid Response) — Alert tracker Italia 2020-2024
- CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili) — Policy brief SLAPP Italia, 2025
La diffamazione è ancora un reato penale in Italia?
Sì. L’art. 595 c.p. comma 3 prevede per la diffamazione a mezzo stampa la reclusione da sei mesi a tre anni oppure la multa non inferiore a 516 euro (alternativa a discrezione del giudice). Il Consiglio d’Europa chiede la depenalizzazione dal 2010.
L’Italia è stata condannata dalla CEDU per querele bavaglio?
Sì. Numerose sentenze della Corte di Strasburgo hanno accertato la violazione dell’art. 10 CEDU (libertà di espressione) in procedimenti italiani per diffamazione sproporzionati.
Il potere si fonda sul consenso e sulla parola condivisa. Silenziare chi parla è distruggere le basi dello spazio politico comune.
Una sola voce messa a tacere impoverisce il dibattito di tutti: anche quella voce potrebbe contenere una parte di verità che nessun altro ha ancora articolato.
La tirannide del potere economico è più subdola della tirannide politica: non impone il silenzio con la forza, ma lo rende economicamente razionale.
Registro dei Titolari Effettivi: chi detiene davvero le vostre società
CS3D + Omnibus I: la due diligence di sostenibilità riscritta
Data Act: i dati generati dai vostri prodotti non sono più solo vostri
Decreto legislativo attuativo Dir. 2024/1069 — modifica al c.p.c. italiano.
Prima giurisprudenza italiana su rigetto accelerato SLAPP transfrontaliero.
Pressione parlamentare per estensione tutela alle cause interne — iter non avviato.
Dir. UE 2024/1069 · L. 91/2025 · L. 36/2026 · Rac. CM/Rec(2024)2 del Consiglio d’Europa · EUR-Lex · MFRR Alert Tracker · CILD Policy Brief 2025
