Titolo: La fregatura di avere un’anima
Autore: Giacomo Poretti
Editore: Baldini+Castoldi
Anno: 2025
Ci sono libri che si impongono per la trama, altri per lo stile. Questo, più di tutto, si impone per la voce.
Leggendo “La fregatura di avere un’anima” è quasi impossibile non sentire nella testa il timbro di Giacomo Poretti: il ritmo delle battute, le pause, quel modo tutto suo di stare in equilibrio tra tenerezza e sarcasmo. Ogni riga sembra pensata per essere detta a voce alta, magari sopra un palco.
Al centro del racconto c’è un uomo qualunque – pieno di insicurezze, autoironia, paure moderne – che si ritrova a fare i conti con la cosa più seria che possa capitare: diventare padre.
Da lì in avanti non assistiamo ad “avventure” in senso classico, ma a un viaggio interiore: il protagonista comincia a interrogarsi su che cosa davvero trasmettiamo a chi viene dopo di noi. Non solo casa, scuola, attività extrascolastiche, ma un certo modo di guardare il mondo, di scegliere, di sbagliare.
La quotidianità di oggi diventa fonte continua di comicità e, allo stesso tempo, bersaglio. Ci si ritrova spesso a ridere, e subito dopo a pensare: “Aspetta, ma questa cosa la faccio anche io.”
La trama è essenziale. È più un percorso di domande che una storia piena di colpi di scena: si procede per episodi, ricordi, pensieri laterali, piccole svolte esistenziali.
La lettura è rapida, scorrevole, quasi “a fiato unico”.
È il classico libro che puoi finire in un pomeriggio, ma che ti torna addosso nei giorni successivi.
La comicità fa da filo conduttore, ma non è mai evasione: è lo strumento usato per rendere tollerabile la profondità delle domande che solleva. Ogni battuta sembra dire: “Ti faccio sorridere, ma non sto scherzando davvero”.
Il risultato è strano e prezioso: ti senti leggero mentre leggi, un po’ meno leggero quando richiudi il libro.
“La fregatura di avere un’anima” è un romanzo breve, imperfetto come sono imperfette le cose vive, ma ha una qualità rara: usa la leggerezza per aprire uno spazio serio nella testa del lettore.
Non ti dice cosa devi credere né come devi educare.
Ti chiede solo di fermarti un momento e guardare chi stai diventando – e che cosa stai passando, in silenzio, a chi ti vive accanto.
La vera “fregatura”, dopo averlo letto, è che certi automatismi non riesci più a considerarli innocui come prima.
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