Svuotare le vetrine per riempire le teste: lettori militanti nell’Italia che legge sempre meno

Svuotare le vetrine per riempire le teste: lettori militanti nell’Italia che legge sempre meno

In Italia si legge poco: lo sentiamo ripetere da anni, ma negli ultimi dati il ritornello ha smesso di essere un generico allarme culturale per diventare un vero campanello d’emergenza.

Secondo l’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori, nel 2024 i lettori sono diminuiti e peggiora la “qualità della lettura”: meno libri all’anno per persona, forti squilibri territoriali, con il Sud che ha circa il 30% di librerie in meno rispetto alla media nazionale e assorbe meno del 20% dei libri venduti.

Altre analisi mostrano una fotografia frantumata: a seconda delle fonti, la quota di italiani che legge almeno un libro l’anno oscilla fra il 39% di Istat e stime più ottimistiche di altri osservatori, ma l’unico dato su cui tutti convergono è che la lettura non è un’abitudine maggioritaria.

Eppure, in questo scenario in chiaroscuro, proprio dall’Italia è arrivato un gesto radicale che ha fatto il giro dei media internazionali: un movimento di lettori che, letteralmente, svuotano le vetrine delle librerie per difendere i libri.


Il gesto che svuota le vetrine

Tutto comincia nell’estate 2024, quando un compratore anonimo spende circa 10.000 euro per acquistare tutti i libri esposti in una libreria di Milano. Un gesto isolato, all’apparenza. Ma pochi mesi dopo l’idea si trasforma in un’azione collettiva: l’editrice e lettrice Daniela Nicolò replica l’esperimento in un’altra libreria milanese e apre una pagina Instagram per raccontare l’iniziativa, battezzata “Svuota la vetrina” (in spagnolo, Vacía el Escaparate, come la racconterà il quotidiano El País).

Da lì, l’onda si allarga: in meno di un anno 28 librerie in diverse città italiane si vedono “svuotare” gli scaffali affacciati sulla strada. Non parliamo di flash mob simbolici: i libri vengono acquistati davvero, spesso da gruppi di amici o da insegnanti che decidono di fare dell’acquisto un atto di militanza culturale.

Per alcuni librai è una boccata d’ossigeno economica (una vetrina svuotata in un colpo solo può valere il doppio di un giorno di vendite normali), per molti lettori è una scoperta inattesa: portarsi a casa una vetrina intera significa imbattersi in titoli che non avrebbero mai scelto, e che poi vengono letti, regalati, messi in circolo attraverso gruppi di scambio nei condomìni o nelle scuole.

La bibliotecaria e studiosa Chiara Faggiolani, che da anni analizza il rapporto tra libri e comunità, ha colto il cuore del fenomeno: chi svuota una vetrina diventa mecenate della libreria e dei lettori futuri. Compra per sé, ma anche per altri. Il gesto non è solo economico: è una dichiarazione pubblica che dice “i libri contano, le librerie servono”.

In un Paese dove solo il 40% circa della popolazione ha letto almeno un libro nel 2023, questo tipo di militanza ha un valore simbolico enorme.


Meno lettori, più esperimenti: tra BookTok, audiolibri e club del libro

La “rivoluzione delle vetrine vuote” non nasce nel vuoto. Si inserisce in un ecosistema di lettura molto più dinamico di quanto dicano le statistiche generali.

Da un lato i dati AIE mostrano una contrazione complessiva del mercato del libro e un calo dei lettori; dall’altro, il segmento digitale cresce in modo costante: nel 2024 gli ebook hanno registrato un +4% e gli audiolibri un +7,1%, con abbonamenti per circa 30 milioni di euro.
Nel 2025 gli ascoltatori di audiolibri in Italia sono stimati in oltre 11 milioni, in crescita rispetto all’anno precedente.

Sul fronte dei giovani, ricerche recenti raccontano un quadro sfumato: tra bambini e ragazzi il tasso di lettura è alto fino ai 14 anni, con il 96% che legge su carta e una quota non trascurabile che usa ebook (24%) e audiolibri (23%). Ma con l’adolescenza cresce la concorrenza dello smartphone e dei social, e la lettura tende a calare.

Proprio dai social, però, arriva anche una spinta inattesa: il fenomeno BookTok, la gigantesca community di TikTok dedicata ai libri, ha portato alcuni titoli a incrementi di vendite del 200–300%, e secondo i dati AIE circa il 60% degli utenti under 25 ha comprato almeno un libro grazie ai consigli visti sulla piattaforma.

Accanto ai trend digitali, resistono – e in alcuni casi crescono – le comunità di lettori “analogiche”: club del libro, gruppi di lettura legati a librerie indipendenti, biblioteche di condominio. Il “Club del Libro”, nato online nel 2009, conta oggi migliaia di membri, forum attivi e gruppi di lettura dal vivo in molte città italiane: da Napoli a Torino, da Lecce a Venezia.

In questo contesto, “Svuota la vetrina” è un tassello ulteriore: non mira a creare un nuovo social, ma a mettere al centro un luogo fisico – la libreria – come spazio di comunità.


Perché svuotare una vetrina è più di un gesto romantico

Vista da lontano, l’iniziativa potrebbe sembrare l’ennesima trovata instagrammabile. Ma porta con sé almeno tre messaggi che vale la pena leggere in profondità.

  1. Ribalta la narrativa della rassegnazione
    Invece di lamentarsi del fatto che “in Italia non legge nessuno”, un gruppo di lettori ha scelto la via opposta: mettere soldi, tempo ed energia per sostenere librerie spesso marginali o tematiche, in un momento in cui i contributi pubblici alle biblioteche vengono tagliati.
  2. Trasforma l’acquisto in gesto politico
    Comprare libri non è solo consumo culturale: diventa un modo per difendere librerie LGBTQ+, spazi indipendenti, cataloghi coraggiosi che faticano a trovare visibilità nei grandi canali commerciali. Alcuni gruppi hanno scelto di svuotare proprio le vetrine più fragili, caricando il gesto di un significato esplicitamente civile.
  3. Crea comunità a partire dai libri
    Molti dei volumi acquistati vengono poi redistribuiti: regalati, messi in condivisione in condominio, usati per gruppi di lettura spontanei. Il lettore diventa ponte tra libreria e altri lettori, non semplice consumatore. Qui il libro torna ad essere quello che è sempre stato nella sua forma più alta: un dispositivo di relazione, non solo un oggetto da scaffale.

Libri, librerie e responsabilità condivisa

Guardando a questo movimento con lo sguardo di The Integrity Times, la domanda non è se tutti possano permettersi di svuotare una vetrina – evidente che no. La questione è un’altra:

cosa dice di noi una società in cui serve un gesto così estremo per ricordare che libri e librerie sono infrastrutture fondamentali della democrazia?

I dati sulla lettura in Italia non migliorano per miracolo perché una manciata di vetrine viene comprata in blocco. Servono politiche pubbliche serie: sostegno alle biblioteche, promozione della lettura nelle scuole, incentivi stabili per le librerie di quartiere, non bandi spot.

Ma la politica, da sola, non basta. Il movimento “Svuota la vetrina” ci ricorda che:

  • ogni euro speso in una libreria indipendente è un voto di fiducia verso un certo modo di fare cultura;
  • ogni gruppo di lettura, ogni bookclub, ogni lista di libri regalati ai figli o agli amici è un pezzo di resistenza quotidiana alla logica del “non ho tempo di leggere”;
  • ogni volta che condividiamo un libro – offline o online – stiamo dicendo: questo testo ha cambiato qualcosa in me, forse può farlo anche per te.

In un Paese dove i libri rimangono minoritari, ci sarà sempre chi liquiderà gesti come questi come folklore da bibliofili. Ma forse la vera domanda è un’altra:

se, in un’Italia distratta, qualche lettore decide di svuotare una vetrina per ricordarci che il pensiero critico non va dato per scontato, siamo sicuri di potercelo permettere di prenderlo alla leggera?

Perché alla fine, di questo si tratta: riempire le case di libri è un modo per non svuotare la testa di idee. E non è mai stato così urgente.

Riproduzione riservata © Copyright “The Integrity Times

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