Un riarmo a occhi chiusi

Un riarmo a occhi chiusi

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Un Riarmo a Occhi Chiusi: L’Incertezza Europea sulla Difesa Comune

Nell’attuale clima di insicurezza globale, il tema del riarmo in Europa ritorna prepotentemente alla ribalta. Tuttavia, tra i tanti discorsi sulla necessità di armarci contro possibili minacce, emerge una preoccupazione fondamentale: siamo davvero pronti a gestire le responsabilità che derivano da un tale potenziamento militare?

Lungi dall’essere una semplice questione di acquisto di armamenti, il riarmo europeo solleva interrogativi critici su chi sarà incaricato di maneggiare queste armi e sotto la guida di quale autorità politica. La recente riflessione di Riccardo Ruggeri, un nonagenario con un’esperienza unica sia nel settore industriale che in quello bellico, getta una luce inquietante su questa situazione. Ruggeri, noto per la sua abilità nel risanare aziende in difficoltà, racconta di come, durante la sua esperienza alla guida di una società pubblico-privata nel settore difensivo, abbia dovuto confrontarsi con la complessità di decisioni tattiche senza una chiara conoscenza delle esigenze belliche reali.

L’aneddoto di Ruggeri, che si consultò con un esperto israeliano per migliorare un progetto d’autoblindo, è emblematico delle sfide che l’Europa deve affrontare: non basta possedere le armi, è fondamentale sapere come e dove usarle. Eppure, al di là della retorica sulla difesa comune, l’Unione Europea sembra mancare di una strategia coerente e condivisa per la gestione delle sue forze armate. Attualmente, ci sono ben 27 eserciti separati, ognuno con le proprie catene di comando, senza un piano unificato su chi debba prendere decisioni cruciali in situazioni di emergenza.

La decisione recente della Germania, che persegue un piano di rilancio economico e militare miliardario, illustra ulteriormente queste preoccupazioni. La retorica del possibile cancelliere Friedrich Merz sulla leadership dell’esercito europeo solleva domande storiche sul militarismo tedesco, e sulla possibilità che una tale concentrazione di potere possa essere vista con sospetto, considerando il passato del continente.

La vera sfida per l’Europa non è solo di natura economica o tecnologica, ma profondamente politica e culturale: gli stati membri sono disposti a cedere parte della loro sovranità militare in nome di una difesa comune? E, soprattutto, chi avrà l’autorità di decidere l’uso della forza? Questi interrogativi, ancora irrisolti, lasciano l’Europa in una posizione pericolosa: pronta ad armarsi, ma senza una chiara visione di come verrano utilizzate queste risorse.

In conclusione, il riarmo europeo rischia di essere un progetto incompleto se non si pone al centro del dibattito pubblico il vero nodo della questione: la definizione di una struttura politica e militare comune. Fino a che punto siamo pronti a costruire una "casa della Difesa europea" che non sia solo un mero esercizio di potenziamento materiale ma un vero esempio di integrazione e cooperazione tra i popoli europei? L’assenza di risposte chiare rischia di rendere il riarmo una corsa a occhi chiusi verso l’incertezza.

Fonte originale: https://www.panorama.it/attualita/opinioni/riarmo-europeo-editoriale-maurizio-belpietro

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