Quando il sindacato smette di guidare il cambiamento e diventa parte del “sistema”

Quando il sindacato smette di guidare il cambiamento e diventa parte del “sistema”

C’è un dato che taglia corto su molte discussioni: la fiducia nei sindacati è bassa e sta scendendo. Nel Rapporto Italia 2025 di Eurispes, la quota di chi dichiara fiducia nei sindacati è 38,6%.
Questo non significa che il sindacato “non serva”. Significa qualcosa di più preciso e, per certi versi, più grave: una parte larga del Paese non lo sente più come il luogo dove i propri interessi vengono ascoltati e difesi.

Il contesto italiano rende questa frattura ancora più evidente, perché l’Italia vive un paradosso strutturale: la contrattazione collettiva resta fortissima anche quando l’appartenenza è fragile. L’OCSE riporta, per il 2019, densità sindacale 32,5% e copertura della contrattazione 100%.
Tradotto in modo semplice: anche chi non è iscritto spesso beneficia comunque dei contratti. Il sindacato continua a pesare nei tavoli, ma il legame emotivo e identitario con le persone si indebolisce. Si finisce per “funzionare nel sistema” più che per apparire come una forza che costringe il sistema a cambiare.

A questa dinamica si aggiunge un secondo fatto, ancora più concreto: una parte enorme delle tessere è composta da pensionati. Nel tesseramento CGIL 2024 gli attivi sono 2.753.824 e i pensionati 2.419.020 (con gli attivi indicati al 52,1% del totale). La CISL dichiara nel 2024 4.163.327 tesserati. La UIL, nella serie 2021–2024, riporta nel 2024 1.494.615 lavoratori attivi e 573.265 pensionati (UILP).
Questi numeri contano perché raccontano un fatto: la stabilità del “sistema sindacato” si regge anche su una base pensionata molto ampia. E quando una fetta così grande della forza organizzativa è composta da persone più fragili e meno “mobili”, cambia anche il tipo di sindacato che tende a sopravvivere nel tempo.

Qui arriva un punto spesso ignorato nelle analisi pubbliche: per moltissimi pensionati il sindacato, nella vita quotidiana, non è “battaglia”, è sportello. Patronato e CAF. Pratiche, dichiarazioni, bonus, ISEE, pensioni, invalidità, ricostituzioni. Non è un giudizio: è un modello. Il Ministero del Lavoro ricorda che gli istituti di patronato sono sottoposti a vigilanza e che attualmente sono costituiti 24 patronati.
Il servizio è reale e spesso utile, talvolta indispensabile. Ma il rovescio della medaglia è evidente: l’iscrizione può trasformarsi in una relazione funzionale — “resto perché mi serve” — più che in una scelta consapevole di rappresentanza.

A rendere questo meccanismo ancora più resistente c’è un fatto tipicamente italiano: il divario digitale. L’INPS mette a disposizione un servizio per consultare e gestire le deleghe sindacali sui trattamenti pensionistici (accesso con SPID/CIE/CNS) e una procedura/guida per la consultazione e la revoca. Formalmente, quindi, il controllo esiste. Nella pratica, però, l’autonomia digitale non è uguale per tutti. ISTAT mostra che nel 2024 nelle famiglie composte esclusivamente da anziani l’accesso a Internet da casa è 60,6%; e tra le persone di 75 anni e più l’uso di Internet è molto più basso rispetto alle fasce più giovani.
Tradotto senza tecnicismi: gli strumenti ci sono, ma per una quota significativa di pensionati non sono davvero “a portata di mano”. Questo rende più probabile un’adesione che resta per inerzia, per delega a terzi, o perché “è sempre stato così”. In un sistema fondato su servizi territoriali, l’inerzia non è un incidente: è un carburante.

Fin qui emerge una traiettoria: il sindacato tende a diventare sempre più una parte dell’infrastruttura che stabilizza il Paese, non solo una forza che lo spinge in avanti. E quando un’organizzazione stabilizza, diventa inevitabilmente un interlocutore privilegiato della politica. Non serve immaginare accordi segreti: basta la logica del potere. Il problema nasce quando, dentro questo equilibrio, si perde la capacità di anticipare i bisogni nuovi del lavoro. Il lavoro cambia più in fretta dei rituali: qualità del part-time, conciliazione vita/lavoro, caregiver, salute mentale, lavoro ibrido, precarietà dentro appalti e subappalti, impatto dell’AI. E mentre queste crepe crescono, la sensazione diffusa è che l’iniziativa arrivi tardi, oppure resti nelle “classiche” lotte contrattuali che producono avanzamenti minimi: abbastanza per dimostrare che “qualcosa si muove”, non abbastanza per cambiare davvero il campo di gioco.

Mettendo insieme i pezzi, la fotografia diventa chiara: la fiducia cala, l’appartenenza è fragile anche quando la contrattazione resta forte, e una parte importante delle tessere è pensionata, vivendo il sindacato soprattutto come rete di servizi. In parallelo, il digital divide rende più facile l’inerzia, la vicinanza simbolica alla politica erode credibilità, e molte battaglie finiscono intrappolate nei tempi lunghi e nei compromessi istituzionali.

È in questo contesto che il passaggio dal sindacato alla politica assume un peso che va oltre i numeri: non serve una “marea” di ex sindacalisti in Parlamento per creare un danno reputazionale. Basta che l’opinione pubblica colga il segnale culturale: chi nasce come contro-potere, a un certo punto siede tra i poteri. Solo per citare alcuni esempi, Susanna Camusso, eletta segretaria generale della CGIL il 3 novembre 2010 e uscita dalla guida del sindacato con l’elezione di Maurizio Landini il 24 gennaio 2019, viene eletta senatrice alle politiche del 25 settembre 2022 (proclamazione 6 ottobre 2022). Annamaria Furlan, segretaria generale CISL dal 2014 al 2021, entra in Senato nello stesso passaggio elettorale del 2022 (elezione 25 settembre 2022; proclamazione 5 ottobre 2022).
Non è un processo alle intenzioni individuali: è un effetto sull’immaginario collettivo. In un Paese dove il sindacato dovrebbe essere presidio del lavoro di fronte a una politica spesso sorda, questa permeabilità alimenta l’idea di una continuità di sistema — e quindi riduce la credibilità stessa della rappresentanza.

Qui entra la distinzione che, per il lettore, conta più di tutte: non basta “portare” battaglie; conta trasformarle in risultati. Anche quando ex leader sindacali presentano iniziative su temi strutturali, l’iter istituzionale tende a rallentare, filtrare, diluire. Nel fascicolo del Senato, ad esempio, il DDL S. 677 (“Carta dei diritti universali del lavoro”), presentato come iniziativa parlamentare, risulta assegnato e non ancora iniziato all’esame dal 19 giugno 2023. Il DDL S. 999 di Furlan sui contributi figurativi per madri e caregiver risulta assegnato e non ancora iniziato all’esame dall’11 aprile 2024.
Dal punto di vista del cittadino, questi tempi diventano la prova definitiva che “nulla cambia davvero”. È qui che la fiducia si consuma: non sulle dichiarazioni, ma sugli esiti.

Il quadro complessivo, allora, smette di essere un’impressione e diventa un messaggio politico preciso: il sindacato non è inutile, ma rischia di essere percepito come un ingranaggio del sistema più che come un motore di cambiamento. E finché questa percezione regge, la politica non ha alcun incentivo a temerlo davvero: può concedere piccoli aggiustamenti periodici, correttivi minimi, misure tampone, quanto basta per tenere sotto controllo il clima sociale e quanto basta per giustificare la sopravvivenza dell’intermediazione. Ma non abbastanza per spostare il baricentro del lavoro.

Se il sindacato vuole tornare a “svegliare” il Paese, serve un gesto che oggi appare raro: anticipare. Leggere il mercato del lavoro prima che esploda, scegliere poche battaglie moderne e misurabili (orario e qualità del part-time, conciliazione e caregiver, sicurezza reale in filiera, precarietà negli appalti, impatto dell’AI) e portarle fino in fondo con continuità, senza farsi dettare l’agenda dal clamore. Altrimenti la traiettoria resta quella che già molti percepiscono: sportelli pieni, tavoli sempre aperti, presenza costante — ma lavoratori e pensionati sempre più convinti di essere rimasti soli.


Fonti principali

Eurispes – Rapporto Italia 2025 (fiducia nei sindacati).
OCSE – Italy country note (densità sindacale e copertura contrattazione).
CGIL – Tesseramento 2024.
CISL – Comunicazione tesseramento 2024.
UIL – Tesseramento 2021–2024.
Ministero del Lavoro – Vigilanza istituti di patronato (24 patronati).
ISTAT – Cittadini e ICT 2024 (famiglie anziane e uso Internet).
INPS – Deleghe sindacali su pensione + manuale utente.
Senato – Scheda Camusso (elezione/proclamazione) e atti.
Treccani/Senato – profilo Furlan e dati elezione/proclamazione.

Riproduzione riservata © Copyright “The Integrity Times

Related posts

Leave a Comment