Il 2025 segna il passaggio da un mondo globalizzato a un’era di rischio geopolitico. Le analisi di S&P Global sottolineano che la pandemia, le guerre e le tensioni commerciali hanno esposto la fragilità delle catene globali e alimentato nazionalismo e protezionismo. Pur restando interessate agli scambi, molte imprese riconsiderano la delocalizzazione per ridurre la dipendenza da Paesi instabili. Questa deglobalizzazione potrebbe rallentare la crescita, ma stimola investimenti in filiere locali e tecnologie autonome.
Le stesse fonti ricordano che il cyber‑warfare è diventato una nuova frontiera del conflitto internazionale e che le tensioni tra Stati Uniti e Cina influenzano tariffe, approvvigionamenti e accesso ai minerali critici. Per mitigare questi rischi, le aziende stanno diversificando i fornitori, rafforzando le relazioni sindacali e utilizzando l’analisi dei dati per monitorare in tempo reale le minacce.
“The Integrity Times” esamina come questo nuovo equilibrio tocchi l’economia italiana: dall’automotive alla meccanica, la capacità di adattarsi a catene di fornitura in evoluzione determinerà competitività e occupazione.
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